Tre strategie per cinque tappe fasciste

von macchiato

Robert O. Paxton è uno storico e scienziato politico della Columbia University di New York, esperto sia del regime collaborazionista di Vichy che di Anatomia del Fascismo. Così si chiama l’edizione spagnola di un suo libro importante del 2004 (The Anatomy of Fascism). Quella italiana invece, è intitolata molto diversamente:“Il fascismo in azione. Che cosa hanno veramente fatto i movimenti fascisti per affermarsi in Europa.“ Ma questo non vuol dire che Paxton sia indulgente con il fascismo, anzi, è solo controcorrente: scrive dei fascismi al plurale, perchè il suo approccio è assolutamente comparativo, ma soprattutto è più pragmatico e meno teorico di altri. In seguito traduciamo a modo nostro, parafrasando e semplificando, alcuni stralci di un suo articolo sul Journal of Modern History:

Il fascismo è niente di meno che la novità politica più originale del Ventesimo Secolo.

Ha raccolto forti consensi attorno a dittature dure, violente, antiliberali ed antisocialiste.

Se non siamo capaci di esaminare, generalizzare e sintetizzare i vari fascismi, rischiamo di non capire né questo secolo né quello che seguirà.

Ma sintetizzare il termine fascismo a livello academico è molto difficile. Il fascismo è come la pornografia, si spinge a sostenere Walter Laqueur: „E`difficile -forse impossibile– trovarne una definizione che abbia valore operativo e legale“ . E la definizione del fascismo si complica ulteriormente per due errori comuni a molti ricercatori:

A) Il primo errore: trattare il „fascismo generico“ come un’ideologia statica. A parte alcune notevoli eccezioni, se ne cerca un’improbabile essenza fissa, il famoso fascist minimum.

B) In secondo luogo, i fascismi vengono esaminati in maniera troppo isolata, senza tener conto sufficientemente degli spazi politici sociali culturali in cui navigano.

Questi due errori comuni producono quello che si potrebbe chiamare un „bestiario“ del fascismo, simile a quei sforzi medievali di catalogare i mostri, raggruppandoli secondo certi loro tratti salienti.

Possiamo andare oltre questo approccio adottando tre semplici strategie dello storico:

1) studiare il fascismo in motion, in movimento, guardando più ai processi che alle „essenze“.

2) studiare il fascismo in context, analizzando ancor più compiutamente il contesto, la società civile, le interazioni con complici ed avversari ecc.

3) studiare la sconcertante multiformemalleabilità dei vari fascismi nel tempo e nello spazio geopolitico.

Paragonare è un modo di ragionare, più che una metodologia:

Comparison is „a way of thinking more than a method“.

The most significant differences that comparison reveals to us concern the setting as much as the character of the fascist movements. This seems to be a quite fundamental principle of good comparative method. The description of fascist movements in isolation does not explain much.

Ed i confronti sono molto specialmente illuminanti quando parliamo di fascismo: perchè tutte le società ne ospitano almeno qualche traccia: paragonare casi specifici aiuta ad identificare i principali fattori di successo od insuccesso.

Non volendoci limitare a distinguere cronologicamente solo due forme di fascismo, un fascismo-movimento, seguito da un fascismo-regime, possiamo distinguere cinque tappe:

1) la creazione di movimenti fascisti;

2) il loro radicamento come partiti in un sistema politico;

3) la presa del potere

4) l‘esercizio del potere

5) la radicalizzazione, o entropia .

Un certo protofascismo lo si riscontra in tutti gli stati moderni, dopo la prima guerra mondiale. Le origini del fascismo non sono localizzabili in una storia intellettuale di una nazione soltanto. Germania post-illuminista a parte, è la cultura francofona quella che ha prodotto più maitre à pensér al riguardo. Ma studiando il Ku Klux Klan, nato prima del 1870 nel sud degli Stati Uniti,

si trovano buone ragioni per sostenere che il primi a comportarsi da fascisti furono proprio loro. Considerando che i fascismi nascono solitamente come reazioni a dei (percepiti) fallimenti delle democrazie, non c’è da sorprendersi che siano nati proprio nelle due democrazie più precoci, quella americana e quella francese. Ci si può chiedere, piuttosto, perchè storicamente non è lì che hanno avuto più successo. Da un punto di vista preventivo, i raffronti più istruttivi sono quelli anche con altre situazioni dove il fascismo non ce l’ha fatta. È lì che possiamo spingerci a generalizzare un pò:

Success depends on certain relatively precise conditions: the weakness of a liberal state, whose inadequacies seems to condemn the nation to disorder, decline, or humiliation; and political deadlock.

N.B. redazionale: Allora, in fondo non ci è voluto tanto per l’ascesa dei fascismi al potere: Indebolimento di uno stato liberale, le cui inadeguatezze sembrano condannare la nazione al disordine, al declino, all’umiliazione – ed un mondo politico autobloccatosi in un vicolo cieco.

Meno male che non stiamo parlando del 2012…

__________________________________________________________________

(Fonte, tradotta da faschistensindimmerdieanderen: Robert O. Paxton, The Five Stages of Fascism, The Journal of Modern History, Vol. 70, No. 1. (Mar., 1998), pp. 1-23, The University of Chicago Press: http://w3.salemstate.edu/~cmauriello/pdfEuropean/Paxton_Five%20Stages%20of%20Fascism.pdf = http://links.jstor.org/sici?sici=0022-2801%28199803%2970%3A1%3C1%3ATFSOF%3E2.0.CO%3B2-3)

Advertisements