Quanti francesi tra i (presunti) antenati…

von macchiato

Kevin Passmore dell’Università di Cardiff, autore del conciso libretto Fascism: A very Short Introduction (OUP, 2002) inaugura anche la prima parte dell‘Oxford Handbook of Fascism (quella sulle idee „protofasciste“) con un saggio del quale approfittiamo per andare brevemente alle radici ideologiche che i fascismi europei, visti dal Galles, hanno in comune.

Se il fascismo si cristallizzò in Italia, lo fece perchè lì le circostanze lo permisero, non perchè ideologicamente predestinato a nascere lì, sostiene Passmore: tendenze proto-fasciste ce n’erano state in più paesi europei, anche prima del 1914. Durante la guerra si radicalizzarono e si perpetuarono poi in linguaggi e realtà da guerra civile. Le ideologie fasciste furono sintesi, agglomerati di idee prese da fonti diverse. Passmore le raggruppa più o meno così:

Tra ’sacralizzazione della politica‘ e ‚religione politica‘: Impulsi che contribuirono alla violenza ed alla natura „escludente“ del fascismo, come alla sua raccapricciante prontezza nel giustificare i mezzi con i fini. Tendenze già presenti, in forme molto diverse, per esempio nella rivoluzione francese, nel romanticismo germanico, nel risorgimento italiano.

Tra Illuminismo e Romanticismo, tra Ragione di Stato ed Imaginazione al Potere, tra Jean-Jacques Rousseau (‚religione civica‘ pedagogica e propedeutica alla ‚volontà generale‘) e Gottfried Herder (primato dell‘ etnicità rispetto all’uniformità), tra filosofi e poeti, tra scienziati ed intellettuali, tra positivisti ed antipositivisti, tra ideologhi nazionalisti ed universalisti, tra rivoluzionari di destra e di sinistra, tra progressisti conservatori e reazionari, tra socialisti ed elitaristi, tra anarchici e liberali – ci sono moltissimi nomi molto diversi (ma quanti francesi!) tra i presunti antenati ideali sia del fascismo italiano che del nazismo tedesco.

Gustave Le Bon, Georges Sorel, Arthur de Gobineau, Friedrich Nietzsche sono menzionati più frequentemente (anche da altri storici anglofoni) come i più influenti tra i pensatori pregressi, ai quali -verosimilmente loro malgrado- più si sarebbero ispirati sia il fascismo che il nazismo.

Il name-dropping britannico attorno alle radici ideologiche paneuropee dei fascismi comprende una lunga lista di nomi in parte sorprendenti, in parte raramente menzionati nel nostro contesto italo-tedesco: Darwin, H.S. Chamberlain, Durkheim, Bergson, Duhem, Poincaré, Lamarck, Lagarde, de Tarde, Les Blanquistes, Boulanger, Peguy, Taine, Lenin, Marx, Ranke, Wagner, E.Mayer. W.Schallmeyer. E.Haeckel, Class, Hellwald, e poi Mazzini, Mosca, Pareto, Sighele, P.Rossi, Mantica, Corradini, Lombroso, Marinetti, Prezzolini, Papini, D’Annunzio, G.Gentile…

Questa lista ci ricorda, tra l’altro, che il fascismo ha elementi in comune con altre ideologie, anche apparentemente opposte. Anche per questo risulta così multiforme e difficile da definire.

Come si vede, l’ideologia fascista non fu prodotta „autarchicamente“ da una specifica tradizione nazionale. Nè solo made in Italy, nè solo made in Germany, quindi – almeno per quanto riguarda il pensiero protofascista.

Wagner ricevette Gobineau nella sua residenza veneziana, racconta Passmore – e D’Annunzio scoprì Nietzsche in traduzione francese nella Revue blanche

„Tutto il mondo è paese“?

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(Fonte: Kevin Passmore: The Ideological Origins of Fascism before 1914, in: The Oxford Handbook of Fascism (ed.by R.J.B. Bosworth), Oxford University Press, New York, 2009, pp.11-31)

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