Storia di Führer, di Duce, o di chi?

von macchiato

Dopo aver reso conto del pensiero del famoso storico inglese Ian Kershaw sulla autorità- dominazione carismatica spiegabile più da basso in alto che non dall’alto in basso, riassumiamo ora le sue conclusioni dopo aver studiato a fondo le condizioni di funzionamento (per alcuni anni) di un mito come quello di Hitler:

L’unità nazionale, istituzionalizzata solo pochi decenni prima della Grande Guerra, era rimasta superficiale, con le varie divisioni e frammentazioni interne tuttora forti.

Immense aspirazioni ad un ruolo da potenza mondiale fecero a pugni con i modesti risultati ottenibili dal paese sul campo delle relazioni internazionali.

L’unità nazionale venne non solo enfatizzata esageratamente, ma anche strumentalizzata: da un lato per liquidare nemici interni (con effetti controproducenti), dall’altro per coltivare ambizioni espansionistiche e sempre più imperialistiche (ma rovinosamente frustrate).

Crescente frammentazione e decadenza della politica verso un lobbyismo ed un clientelismo che sempre più delegittimò lo stesso sistema statale, discreditò totalmente il pluralismo politico, e spianò la strada ad una nuova specie di unità politica personalizzata in una guida ‚carismatica‘.

In quelle condizioni, si sentì il „bisogno“ di uno „salvatore della patria„, con potere e responsabilità sue personali, che spazzasse via le cause della miseria ed il grigiore di politici e burocrati, per imporre la sua volontà personale alla Storia.

Lui più di tutti si rese conto che la forza del regime dipendeva, come sottolineò, „non solamente dalla polizia segreta“, ma dalla sua popolarità personale, „integratrice“ delle masse popolari.

Per durare nel tempo, questo entusiasmo e spirito di sacrificio popolare richiedeva una costante mobilizzazione psicologica attorno a dei „successi“ in continuità, p.es. attraverso dei referendum.

Idee come lo spazio vitale, l’espansionismo senza limiti e la lotta contro gli ebrei dovevano servire da panacea per tutti i mali nazionali e frustrazioni personali.

L’immagine del leader integrò e sprigionò enormi energie di attivisti fanatici ed idealisti, lanciandoli verso grandi mete ed orrizonti, legittimando azioni contro i „nemici dello Stato“.

Mentre non solo grandi masse ma anche settori dell‘intellighenzia furono attratti dal carisma del cesarismo, le elites tradizionali si allinearono più per pragmatica considerazione del potere.

Sottovalutando gli elementi ‚cesaristici‘ alla base del carisma di massa, le elites tradizionali non si resero conto che stavano non aumentando ma minando il proprio potere di interdizione.

Lo stesso protagonista del mito dovette corrispondere, illudendo anche se stesso, all’immagine di onnipotenza ed onniscienza costruitagli addosso da una devozione e venerazione quasi religiosa.

Questa è la parafrasi, tradotta nel nostro italiano di alcune conclusioni alle quali perviene il famoso storico britannico Ian Kershaw, in un suo libro sul mito di Hitler. Ecco la risposta alla nostra domanda iniziale: qui si parla di Hitler. Ci siamo permessi la libertà di „purgarne“ il nome ogni qualvolta che Kershaw lo menziona qui, sostituendolo con „leader“ o simili espressioni. Questo per facilitare riflessioni più generali, non „germanocentriche“, „adolfocentriche“ od in altro modo „etnocentriche“, rendendoli così, speriamo, ancor più attuali e stimolanti anche per altri paesi, a cominciare dall’Italia.

C’è una conclusione? Dal passato di cui sopra, si possono dedurre utili lezioni per il futuro delle nostre democrazie e per la prevenzione di altre dittature? Ecco la risposta, moderatamente ottimista e pacatamente profetica, data da Ian Kershaw in tempi ancora un pò diversi dai nostri, nel 1987:

Solamente una crisi di proporzioni inconcepibilmente devastanti -come in seguita ad un’altra grande guerra- potrebbe minare e distruggere le esistenti strutture politiche pluraliste a tal punto da far apparire una nuova forma di leadership carismatica con connotazioni fasciste come una soluzione possibile ed attraente a notevoli segmenti di popolazione.(…)“

„A parte circostanze oltre la nostra realistica imaginazione, è difficile vedere come possibile una resurrezione od una nuova variante di un mito leaderistico così potente da captare l’imaginazione di millioni di persone. Antichi miti vengono però rimpiazzati da nuovi miti, e la combinazione di tecnologie moderne e tecniche di marketing avanzate stanno producendo esempi minori di culto della personalità sempre più elaborati e sofisticati, mirati ad offuscare la realtà tra gli ignoranti e gli ingenui, anche nelle democrazie di tipo occidentale.“

„Fu alto il prezzo pagato per aver abdicato alle responsabilità democratiche ed essersi fidato acriticamente ad una ‚ferma leadership‘ di un’autorità politica apparentemente ben intenzionata. Anche se il collasso e la ricaduta in nuove forme di fascismo sono improbabili per natura in tutte le democrazie occidentali, la massiccia estensione dei poteri dello stato moderno verso i loro cittadini è di per se una ragione sufficiente per svilluppare il livello più alto possibile di educato cinismo e di vigilanza critica, la sola protezione contro l’immagine-marketing dei presenti e futuri pretendenti alla ‚leadership‘ politica.“

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(Fonte: Ian Kershaw: The ‚Hitler Myth‘. Image and Reality in the Third Reich, Oxford University Press, 1987, reissued 2001, pp. 253-269, N.B. traduzione di faschistensindimmerdieanderen)

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